Ancora sulla collazione

Secondo quanto previsto dall’art. 737, I comma c.c., i soggetti tenuti alla collazione sono i figli, i loro discendenti e il coniuge che concorrono nella successione.

Questi e solo questi.

Non sono tenuti, pertanto, alla collazione, gli altri legittimari (gli ascendenti) né gli altri eredi.

La collazione è un obbligo, salva espressa dispensa, ed è un meccanismo reciproco tra i soggetti ad essa tenuti.

Ma cosa accade se, ad esempio, concorrono alla successione soggetti tenuti alla collazione ed altri eredi estranei ad essa?

Occorrerà effettuare due divisioni: la prima servirà a stabilire la quota dell’erede estraneo alla collazione, calcolata sul solo relictum; la seconda divisione prenderà le mossa dal relictum residuo, maggiorato del donatum.

Un esempio aiuterà la comprensione: Tizio, che non è sposato, confeziona il proprio testamento nominando eredi i figli Caio e Sempronio nella misura di 1/3 ciascuno; il restante terzo viene lasciato all’amico Filippide.

L’asse ereditario è di € 150.000,00.

Sempronio in vita ha ricevuto una donazione di € 50.000,00 e non è stato dispensato dalla collazione, per cui dovrà conferire il danaro nell’asse.

Come avviene la divisione, essendovi anche Filippide, che non è tenuto a collazione?
Filippide tratterrà per sé € 50.000,00 (1/3 del relictum), e questa sarà la “prima” divisione.

A questo punto, Caio e Sempronio potranno effettuare la propria divisione, la “seconda”, tenendo i conto anche il donatum e quindi effettuandosi l’obbligatoria collazione di esso: Caio avrà € 75.000,00, pari al relictum di € 100.000,00 (residuato dopo l’attribuzione a Filippide), aumentato del donatum a Sempronio di € 50.000,00, e diviso per due; Sempronio riceverà la restante somma di € 25.000,00.

Entrambi i figli, chi prima, chi dopo, hanno ricevuto € 75.000.

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