Mia cara Greta

B. 5-5-1949, ORE 14.20

Mia cara Greta, ti scrivo dal letto ma forse potrei farlo anche stando in piedi perché in questo momento mi sento meglio.

Ieri la testa mi ha fatto poco male, oggi quasi niente. Tuttavia da qualche giorno, specie al mattino, ho sensazioni di vuoto e di giramenti di testa. Questi sono sintomi di vere e proprie lesioni al cervello (tumore), oppure di esaurimento abbastanza frequente negli europei che arrivano ai 2640 metri di questa per me funesta città.

Da anni fumo le americane. La sigaretta mi nuoce. Mentre ti scrivo fumo e sento gli stessi disturbi del principiante. Eppure fumo lo stesso, maledettamente, lo desidero, e sfortunatamente lo gusto a fondo nonostante i disturbi.

Ieri mi ha di nuovo visitato il Prof. Felix Cabases, il medico spagnolo di cui ti ho già scritto. È qui residente da dieci anni per sfuggire alle persecuzioni di Franco. Per quanto le malattie nervose non siano la sua branca, lo ritenni il migliore e forse lo è. Pratico e bugiardo, mi diagnosticò un fortissimo esaurimento nervoso aggravato da questo clima tropicale e dalla mia debole costituzione per i mali che sai. Ha scartato la possibilità di un tumore, ma sino ad oggi non mi ha sottoposto agli esami necessari per accertarlo. Ogni volta trova una scusa per rimandarli. Se fossi medico e non giurista, non saprei fare di meglio!

Non temo la morte, ho solo paura che gravi complicazioni di salute o di lavoro possano inchiodarmi qui impedendomi di partire. Il 17 gennaio scorso avevo già fissato il posto in aereo senza alcuna autorizzazione ma all’ultimo momento mi ordinarono di non partire. Maledetto 17! A questo punto mi conviene aspettare ancora una settimana, dovrebbe bastare per concludere e consegnare il mio studio al Governo e ritirare le ottocentomila lire contrattate. Ma se dovessi peggiorare partirò prima e incaricherò qualcuno di esigerle per me.

Questa urgenza però è un disastro! Dovrei infatti stipulare un nuovo contratto per la riorganizzazione dell’Istituto ma per la burocrazia occorrerebbe non una settimana ma almeno trenta giorni! Trenta giorni!…Sono una eternità! Che devo fare? No, non posso mandare tutto a monte!…Mi regolerò giorno per giorno, a seconda di come mi sentirò.

Prima di partire ti invierò un telegramma e tu verrai a prendermi a Roma perché è evidente che starò male. Partendo via Caracas arriverò a Roma alle prime ore del mattino dopo 32 o 36 ore di viaggio. Calcola lo spostamento dell’orario. In caso di disguido, mi troverai a casa di zio Nicola.

B. 6-5-1949

Ho ricevuto la tua lunghissima lettera. Come sei meschina! Tu non mi conosci affatto. Sai che preferisco la biancheria intima ben stirata, i miei gusti per mangiare e fare all’amore, la mia avversione per il disordine. Ma cos’altro? Che ti inventi di me?

Te lo avevo rigorosamente proibito di andare da sola dove sai, ma ci sei andata egualmente, sfidando le mie ritorsioni. Se andavi da sola a Mosca, Parigi, Milano, Vienna, Monaco, ti avrei dato anche il permesso e pagato il viaggio.

Ma da sola, là… Perché? Sono queste le ombre che sai gettare nel mio animo, incancellabili. Posso dunque volerti bene come te ne voglio, tenerti vicino come ti tengo, ma non posso avere di te la considerazione che vorrei, essere felice di avere non una donna al mio fianco ma la mia donna, la mia compagna. In questo aggettivo possessivo non c’è solo l’abbraccio fisico che tu immagini ma il mio spirito, tutto il mio mondo dal quale sei fuggita con le tue azioni. Forse inconsapevolmente! Chi sa?

Tu credi di avermi conosciuto e invece sbagli. Non mi riguarda l’atto fisico, l’amore materiale e quindi non parlo per gelosia. La donna ha gli stessi diritti e le stesse esigenze dell’uomo, c’è uguaglianza tra i due sessi. Ritengo che la donna, come l’uomo, ha la zavorra del suo corpo, i suoi organi e deve usarli con la stessa libertà, moralità, spirito.

Distruggendo così le convenzioni, desideravo al mio fianco una donna che le distruggesse altrettanto, che all’occasione mi confessasse di aver posseduto un altro uomo per capriccio, per desiderio, per simpatia, a dispetto di una società che favorisce la menzogna, l’ipocrisia, il tradimento. Volevo che la morale della mia donna fosse la stessa mia. Ma tu hai preferito violentare la mia intelligenza, la mia fiducia, la mia concezione del vivere insieme, uniti e liberi.

Qui ho posseduto altre donne come sai, ma non ho contratto relazioni stabili che potessero contrastare con la mia morale di uomo libero, anarchico, in qualche modo puro, o con la mia religione che mi ha fatto rimanere attaccato come un’ostrica al mio povero e moderno focolare che spero ardentemente di ritrovare per quanto vecchio e malandato possa essere diventato.

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Un uomo comune si vendicherebbe piantandoti, maledicendoti, procurandoti ogni sorta di problemi. Io non lo farò. Non resterà in eterno la tua divina bellezza! Allora, finalmente, pur ripudiandoti per come sei, per lo strazio ed il tormento che mi hai dato, potrò plasmarti a modo mio nella mia fantasia. Solo lì posso ritrovarti e continuare ad amarti disperatamente come ti amo. Non ti dolere di queste mie parole! Se vuoi, confortati pensando che un’altra donna al tuo posto avrebbe potuto darmi il tormento e l’insoddisfazione che mi dai tu.

B. 7-5-1949

Sto malissimo, la testa mi scoppia e faccio fatica a scrivere. Caro il mio Cabases!…Mia Greta, vorrei essere a casa, nel mio spazio sfasciato!…Sto male.

B. 8-5-1949

Sono le 15.40. Il dolore alla testa, i capogiri ed il vomito sono finiti all’alba e non si sono ancora ripresentati. Ma sono lì, in agguato, li sento.

Questa attesa di loro è penosa ma è pure l’unico spazio che mi resta. Sono stanco, sciupato, faccio fatica a scrivere ma è più forte il desiderio di stare vicino col pensiero alle mie cose, ai miei affetti.

Tieni molto da conto queste mie ultime lettere perché ti serviranno. Con esse confermo il mio vincolo con te ed il testamento che ho fatto a gennaio con la variante che il legato disposto in favore di mio nipote Tommaso passa in favore di mio nipote Alfonso perché più maltrattato dalla sorte e forse solo per questo meno espansivo nei miei riguardi. L’altro legato disposto in favore di mia cugina Alfonsina passa a te che sei una povera disgraziata. Non parlare a nessuno del mio testamento, sarebbe un errore molto grave e dannoso per te.

Con questo ripensamento non sono cambiati né gli affetti né le mie considerazioni sulle persone, ma ritengo che sia più ponderato e pratico come ho qui deciso.

Ti raccomando di pensare dopo la mia morte ai figli dei miei due cugini morti in guerra Franco e Vincenzo. Puoi certamente farlo perché, salvo quel legato in favore di Tommaso, ti ho lasciato erede ed arbitra di tutto. Vedi?

Questa è la mia morale, cara Greta.

Forse riuscirò a migliorare, ma sono molto preoccupato della lontananza. Penso ogni momento a te, ai miei parenti, ai miei amici di studio, alle mie cose. Non vedo l’ora di tornare. Ho paura di non farcela. E’ un mese di dolori atroci!

Siimi sempre vicino col pensiero come io lo sono a te. Mai prima d’ora ho avuto tanto bisogno di affetto, di semplicità, di cose care come la mia casa ed il mio cane.

La salute è la più grande delle ricchezze. A me basterebbe tornare a casa vivo.

Pensami sempre, mia amata.

Arrivederci, spero!

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